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La voce dell’esperto – Cosimo Finzi

Tra evidenze, dubbi e falsi miti: come cambia la percezione dei probiotici

Cosimo Finzi, nato a Milano nel 1978, ha iniziato la sua carriera nel 1999 come Direttore Generale di una start-up di servizi informatici per poi approdare nel 2002 in AstraRicerche, apportando le sue competenze statistiche e informatiche. Ha guidato la trasformazione digitale dell’azienda e ha rapidamente ampliato le sue capacità alla ricerca, sia quantitativa che qualitativa. Nonostante ricopra la carica di Amministratore Delegato, preferisce definirsi “Direttore dell’Istituto” e “Ricercatore”, a testimonianza della sua dedizione all’attività di ricerca.

I suoi interessi nella ricerca sono molto ampi, coprendo svariati settori. Si occupa di ricerche di marketing e di indagini interne alle aziende, oltre a ricerche sociali. Ha innovato i servizi di AstraRicerche ideando nuovi approcci a questionari e interviste, utilizzando diversi strumenti statistici, sviluppando ‘prodotti di ricerca’ e implementando la piattaforma proprietaria di online surveying. Ha inoltre migliorato gli output di ricerca e integrato dati da fonti terze, dimostrando una forte predisposizione allo studio delle innovazioni.

Dedica buona parte del suo tempo all’analisi del contesto e all’interpretazione dei risultati delle ricerche a scopo consulenziale. Il suo approccio alla ricerca e alla consulenza è sempre “ad hoc”, rifuggendo schemi precostituiti e rigidi.

È il main presenter di molte ricerche condotte da AstraRicerche, spesso intervenendo in situazioni con audience di media e grande dimensione, come congressi, convegni, conferenze stampa e assemblee.

Dal 2019, è docente di Metodologia di Ricerche di Mercato presso NABA (Milano), dove tiene un corso in lingua inglese.

Nel giugno 2025, AstraRicerche ha condotto per conto dell’Osservatorio Yakult una ricerca online su un campione di 1.218 persone tra i 18 e i 65 anni. All’interno dell’indagine, dedicata ai temi legati all’asse intestino-cervello, è stato inserito anche un esperimento utile a osservare non solo che cosa le persone sanno — o credono di sapere — sui probiotici, ma anche quanto le loro percezioni possano cambiare in base al modo in cui le informazioni vengono presentate.

A una parte del campione è stato infatti proposto un testo dal taglio positivo sui probiotici, mentre all’altra parte un testo dal taglio negativo; successivamente, a entrambi i gruppi è stato chiesto di valutare una serie di affermazioni come vere o false. Il confronto tra le risposte permette così di leggere i risultati da una prospettiva particolarmente interessante per chi si occupa di comunicazione nutrizionale: il contenuto conta, ma conta anche il racconto.

E proprio da qui nasce la domanda al centro di questo articolo: quando si parla di nutrizione, salute intestinale e probiotici, quanto pesa la narrazione nel rafforzare conoscenze corrette — o, al contrario, nel riattivare dubbi e semplificazioni?

 

Un pubblico che sa distinguere il fondato dal mito

Quando si chiede a chi già conosce i probiotici di separare il vero dal falso, emerge un pubblico tutt’altro che sprovveduto. L’affermazione che raccoglie il consenso più netto riguarda l’asse intestino-cervello, riconosciuto come campo di ricerca in crescita dal 75,3% del campione: un dato che racconta quanto il legame tra salute intestinale e benessere mentale sia ormai entrato nell’immaginario diffuso. A seguire, viene ben compresa la variabilità individuale della risposta ai probiotici (63,9%) e il loro potenziale ruolo nel sostenere le difese immunitarie (63,4%). Anche i benefici digestivi (59,0%) e la delicatezza della conservazione, da cui dipende l’arrivo dei fermenti ancora ‘vivi’ (58,8%), sono percepiti come veri dalla maggioranza.

Le zone d’ombra e i falsi miti riconosciuti

Al contempo, il pubblico mostra un sano scetticismo verso le semplificazioni. Le tre affermazioni giudicate più spesso false sono proprio quelle che sminuiscono o irrigidiscono il tema: che i probiotici siano adatti solo agli adulti sani e meno ai più piccoli o agli anziani viene respinto dal 47,6%, che il loro effetto sia limitato all’intestino dal 45,2%, e che manchino evidenze scientifiche dal 46,4%. Di conseguenza, si delinea un consumatore che ha assorbito il messaggio di fondo — i probiotici hanno effetti sistemici e documentati — ma che resta prudente sulle promesse più assolute, come l’assenza totale di effetti collaterali, riconosciuta come vera solo dal 37,7%.

Qualche differenza interna al campione

Sul riconoscimento dell’asse intestino-cervello le donne (80%) superano lievemente gli uomini (71%), con i valori più alti nelle fasce 40-65 anni (73-79%) rispetto ai più giovani. Sul piano territoriale e per ampiezza del centro urbano il quadro è sostanzialmente omogeneo, con i grandi centri (>250mila abitanti) leggermente più propensi a riconoscere i benefici immunitari (68%) e digestivi.

Il vero cuore dello studio: quanto pesa il racconto

L’elemento più prezioso di questa rilevazione è metodologico: a metà campione la domanda è stata posta dopo aver mostrato un testo dal taglio positivo sui probiotici, all’altra metà dopo un testo dal taglio negativo. Il confronto rivela quanto la percezione sia plasmabile dalla narrazione, e dove invece resti salda.

Le convinzioni più scientifiche e positive si rivelano tanto solide quanto vulnerabili a un racconto sfavorevole: basta un testo dal taglio negativo perché l’idea che i probiotici stimolino le difese immunitarie scivoli dal 71% al 55% (16 punti in meno), quella dell’eliminazione delle scorie perda 14 punti (dal 62% al 48%) e il beneficio digestivo ne ceda 15 (dal 66% al 51%). In parallelo, è proprio la narrazione negativa a dare fiato allo scetticismo: la convinzione che manchino evidenze scientifiche raddoppia quasi, salendo dal 17% al 35% (+18 punti rispetto al priming positivo), mentre l’idea di un effetto limitato all’intestino guadagna 10 punti (dal 21% al 30%). Di conseguenza, un messaggio critico non si limita a raffreddare l’entusiasmo sui benefici: riattiva i dubbi e restituisce terreno ai luoghi comuni più riduttivi.

Ciò che nessun racconto sposta

Tuttavia — ed è forse il dato più rassicurante per una comunicazione onesta — alcune convinzioni si rivelano granitiche, indifferenti al tono del messaggio. Il primato dell’asse intestino-cervello oscilla appena di 6 punti (dal 72% al 78%) e resta il concetto più condiviso in assoluto, così come la consapevolezza della variabilità individuale della risposta, che è superiore dopo il testo negativo (68% contro 60%). In sostanza, il pubblico si lascia guidare sulle sfumature dei benefici, ma custodisce un nucleo di conoscenze acquisite che nessuna narrazione, positiva o negativa, riesce a scalfire: un terreno solido su cui costruire un dialogo di categoria fondato sulla fiducia più che sull’enfasi.