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Il caso Rasio: creme solari, vitalità e crisis management
Il caso Rasio: creme solari, vitalità e crisis management
Il fatto
- Lo scorso 26 luglio l’oncologa e nutrizionista Debora Rasio (Università La Sapienza, ampia presenza mediatica su TV e radio generaliste) pubblica un video su Instagram e Facebook che comunica e sostanzia i seguenti messaggi chiave: “il sole non causa il melanoma, anzi lo protegge” e “le creme solari aumentano il rischio di tumori della pelle”
Ecco il video, attualmente oscurato sulle pagine social della Dr.ssa Rasio: Video Rasio melanoma 26 luglio 2026 - A sostegno, Rasio cita uno studio effettuato su una coorte di circa 470.000 persone: Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2023 November 01; 32(11): 1599–1607 – Qui lo Studio citato
- Il video supera in breve il milione di visualizzazioni
- Meta lo oscura su Facebook e Instagram, apponendo l’etichetta “Informazioni false“ dopo verifica dei fact-checker
- Cosa indica lo studio originale: il “paradosso della crema solare” — chi la usa tende a esporsi di più, sentendosi falsamente protetto, e incorre maggiormente nelle conseguenze di un’esposizione prolungata (Comunicato ufficiale a seguito della pubblicazione dello studio). Correlazione non è causalità. E le stesse conclusioni ufficiali dello studio raccomandano la fotoprotezione.
Reazioni
Tante le reazioni istituzionali, tra cui:
- ISS: “Non è vero che le creme solari facciano male, tantomeno che siano cancerogene”
- AIRC: “La mancata protezione espone a rischi certi: scottature, invecchiamento precoce della pelle, danni al DNA e un aumento del rischio di tumori cutanei”
- AIOM / Fondazione Melanoma: “Falsità priva di qualsiasi riscontro scientifico”
- SIDeMaST (Dermatologi): “Mistificazione e follia”
- FIMMG (Medici di medicina generale): dati “interpretati in modo selettivo e fuori contesto”
- FNOMCeO (Ordine dei Medici), tramite il portale “Dottore, ma è vero che?” pubblica un approfondimento
- Il British Medical Journal riprende il caso riportando la dichiarazione di Ivan Litvinov, coautore Senior dell’articolo originale, che ribadisce come i risultati non indichino che l’utilizzo di creme aumenta il rischio di melanoma, ma si collegano invece al paradosso di cui sopra
- Diversi professionisti sanitari / comunicatori scientifici forniscono analisi chiare e solide dal punto di vista scientifico, clinico, regolatorio. Tra questi, Beatrice Mautino segnala Rasio all’Ordine dei Medici di Roma e pone l’accento sull’attuale efficacia di questa misura, che molto difficilmente porta a conseguenze concrete.
Rasio non arretra
La Dr.ssa Rasio risponde sulle sue pagine social alle reazioni, definendo “ipotesi, non dati” le correzioni – che sono in realtà le conclusioni ufficiali degli autori dello studio – e rilanciando con ulteriori claim tanto eclatanti quanto non supportati.
Salmo: l’escalation
Nei giorni immediatamente successivi, pur senza citare il fatto in maniera esplicita, il cantante Salmo parla ai suoi 3 milioni di follower del proprio carcinoma basocellulare portandolo come prova delle conseguenze dell’utilizzo di creme solari. È il salto di scala definitivo verso il pubblico mainstream.
Conseguenze?
- Pagine social di Rasio in crescita: Facebook 274K → 311K; engagement moltiplicato
- Ordine dei Medici: nessuna dichiarazione e, ad ora, nessun esito pubblico delle segnalazioni (anche in caso sia stata avviata una procedura, non verrebbe resa nota fino a esito finale)
Learning
- La moderazione delle piattaforme non argina la disinformazione. L’etichetta “falso” di Meta non ferma la crescita: la pagina di Rasio guadagna follower proprio durante la polemica. La controversia è carburante per l’algoritmo a prescindere dal segno — affidarsi alla piattaforma per “risolvere” la crisi è usare lo strumento sbagliato per l’obiettivo sbagliato.
- Una risposta rigorosa e corretta è necessaria, ma non per convertire. Ogni intervento istituzionale (AIRC, ISS, SIDeMaST) tiene viva la storia sui media, e può quindi contribuire alla sua viralizzazione. Il silenzio delle Istituzioni avrebbe tuttavia lasciato campo libero alla narrazione originale, oltre ad agevolare una percezione di avvallo della posizione di Rasio. La risposta istituzionale deve occupare quello spazio libero non tanto per chi si è già schierato, ma per chi non l’ha ancora fatto o non ha ancora visto il contenuto iniziale.
- Il fact-checking parte in salita anche sul piano del formato: un video in prima persona con una tesi eclatante batte per natura un articolo tecnico di verifica: è più breve, più emotivo, più condivisibile. Emozione batte ragione.
- Le misure disciplinari degli Ordini non sono un vero deterrente. Un procedimento può richiedere mesi o anni, ed è per norma riservato fino a sentenza definitiva. È quindi strutturalmente incapace di fermare una viralità che può esplodere in pochi giorni.
- Il salto di piattaforma moltiplica il danno in modo non lineare. Da Rasio (community specifica) a Salmo (pubblico mainstream) il problema cambia scala, non solo dimensione. È una delle principali peculiarità della comunicazione social: se si aggancia a un portato più ampio (qui, il crescente sentimento anti-scientifico trasversale ad ampi comparti della società attuale), ciò che nasce nelle bolle non necessariamente resta confinato.
