APPROFONDIMENTI

Intervista 3 x 3 a Iacopo Cricelli

Benvenuto nella community Alumni della Yakult Academy

Iacopo Cricelli è un imprenditore specializzato nell’innovazione tecnologica applicata alla medicina. È Fondatore e Amministratore Delegato di Genomedics, una società con sede a Firenze che sviluppa servizi e applicazioni software per la medicina generale. Nel corso della sua carriera, ha contribuito a diversi progetti volti a migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria e collaborato con la Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) in vari studi e pubblicazioni, contribuendo alla ricerca e all’implementazione di nuove tecnologie nel settore sanitario. Esperto di Intelligenza Artificiale e consulente nell’integrazione delle tecnologie digitali in contesti clinici, si occupa di divulgazione scientifica e tecnologica.

  1. Dopo il tuo intervento all’8a Yakult Academy on Nutrition Communication, se un professionista della salute ti scrivesse per chiederti “da dove inizio per integrare l’AI nella mia professione”, qual è il primo passo che consiglieresti?Gli consiglierei di non partire dallo strumento, ma dal problema.
    Oggi c’è molta attenzione verso l’AI generativa, ma il rischio è cominciare dalla domanda sbagliata: “quale tool devo usare?”. La domanda corretta, soprattutto per un professionista della salute, è: “quale parte del mio lavoro può essere resa più chiara, più efficiente o più sicura grazie all’AI?”.
    Il primo passo concreto è scegliere un’attività semplice, frequente e a basso rischio. Per esempio: sintetizzare un documento scientifico, preparare una scaletta per un contenuto divulgativo, riformulare un messaggio per renderlo più comprensibile a un paziente, confrontare diverse versioni di un testo educativo.
    Da lì si impara molto. Si capisce dove l’AI aiuta davvero, dove invece semplifica troppo, dove inventa, dove richiede controllo umano.Per me questo è il punto centrale: l’AI non va integrata come una scorciatoia, ma come uno strumento di supporto al pensiero professionale.In sanità non possiamo delegare il giudizio. Possiamo però usare meglio il tempo, migliorare la qualità della comunicazione e ridurre la distanza tra conoscenza tecnica e comprensione da parte delle persone.
  2. Oggi online è sempre più difficile capire cosa è vero e cosa no: qual è una regola semplice per non farsi ingannare quando si parla di salute e AI?
    La regola più semplice è questa: non fidarsi mai solo della forma. Un contenuto può essere scritto benissimo, avere un tono autorevole, sembrare scientifico e perfino citare studi o numeri. Ma questo non basta a renderlo vero. L’AI generativa ha reso ancora più evidente un problema che esisteva già: la qualità apparente di un contenuto non coincide necessariamente con la sua affidabilità.Quando si parla di salute, io suggerisco sempre tre domande molto pratiche:

    1. Chi lo dice?
    2. Su quali fonti si basa?
    3. Chi se ne assume la responsabilità?

    Se un contenuto non permette di risalire a fonti verificabili, se usa toni assoluti, se promette soluzioni semplici a problemi complessi, o se sostituisce il parere di un professionista con una risposta generata automaticamente, bisogna fermarsi.

    L’AI può essere molto utile per spiegare, tradurre, organizzare informazioni. Ma non è una garanzia di verità. La verifica resta un atto umano, professionale e culturale. In salute questo è ancora più importante, perché una cattiva informazione non produce solo confusione: può orientare comportamenti sbagliati.

  3. Se dovessi scegliere una sola cosa che l’AI cambierà davvero nella salute nei prossimi 12 mesi/nel prossimo futuro, qual è secondo te?Credo che il cambiamento più concreto sarà nella gestione della conoscenza.Non immagino, almeno nel brevissimo periodo, una sanità trasformata da robot che prendono decisioni al posto dei medici. Questa è una rappresentazione molto mediatica, ma poco realistica. Il cambiamento vero sarà più silenzioso e probabilmente più profondo: l’AI aiuterà professionisti, organizzazioni e cittadini a orientarsi dentro una quantità crescente di informazioni.Linee guida, studi clinici, dati amministrativi, dati clinici, documentazione, percorsi di cura, materiali educativi: il sistema salute produce e consuma una quantità enorme di conoscenza, spesso frammentata. L’AI può diventare un’interfaccia intelligente tra questa complessità e le decisioni quotidiane.Per i professionisti potrà significare accesso più rapido a informazioni rilevanti, migliore sintesi delle evidenze, supporto alla documentazione e alla comunicazione. Per i cittadini potrà significare contenuti più comprensibili, personalizzati nel linguaggio e più adatti al loro livello di alfabetizzazione sanitaria.

    La questione decisiva, però, non sarà solo tecnologica. Sarà organizzativa e culturale. L’AI porterà valore se sarà integrata nei processi reali, con regole chiare, dati di qualità, responsabilità definite e professionisti coinvolti. Altrimenti resterà un esperimento interessante, ma marginale.

    La promessa più grande non è sostituire l’intelligenza clinica. È aumentare la capacità del sistema di usare meglio la conoscenza che già possiede.